Che fine stanno facendo gli smartphone cinesi? (Editoriale)

smartphone cinesi
Photon Ultra

Il mercato degli smartphone può essere molto crudele. Anche per marchi come Sony, LG, Motorola e Microsoft che, pur avendo fatto la storia della telefonia, sono praticamente spariti dalla circolazione. Figuriamoci per realtà molto più piccole, finite per soccombere sotto il peso della competizione. Oggi facciamo un tuffo indietro nel passato, ripercorreremo la storia della telefonia cinese per capire quale sia stato l'errore che ha portato alla morte dei tanti brand di cui abbiamo parlato negli anni passati.

Nascita e morte dei brand di smartphone cinesi

Essere colossi dell'elettronica ha i suoi vantaggi. Sony incassa quasi tutto da PlayStation e dalla divisione fotocamere, LG ha le TV e gli elettrodomestici e Microsoft un impero nel mondo PC e servizi web. Ben diversa è la storia per le decine di aziende di smartphone cinesi che sono morte nel corso degli anni. In un saggio del '71 chiamato “Future Shock“, Alvin Toffler coniava il concetto di “overchoice“, in poche parole: troppa scelta ha un effetto negativo sulla psiche del consumatore. Evidentemente questo concetto non è stato considerato dalla moltitudine di aziende cinesi che hanno provato invano ad entrare nel mercato.

alvin toffler overchoice

C'è chi è sopravvissuto…

Per rimanere competitivi, il primo passo è stare al passo col mercato. Oggi più che mai è evidente che il vero profitto nasca dalla vendita di servizi. Il secondo passo, di pari passo col primo, è la diversificazione: concentrarsi su un unico prodotto può funzionare solo agli inizi, ma nel mercato tecnologico è necessario tenersi aperte diverse strade.

Non a caso, fra le aziende cinesi ci sono solo due aziende che sono rimaste a galla concentrandosi nel fare altro. Una è 360 Qihoo, nata facendo altro e guadagnando da servizi web, antivirus, pubblicità e partecipazioni in altri settori come il mondo gaming. La seconda è Meitu, diventata famosa per la creazione di app per l'editing foto e video, venduti sia agli utenti che alle aziende.

360 N5S presentazione

Entrambe hanno visto la realizzazione di smartphone come un'opportunità di diffondere i propri servizi, ma con un business model difficilissimo. 360 ha proposto smartphone abbastanza blandi, farcendoli di servizi a tema sicurezza, ma capirete bene quanto sia difficile per un'azienda cinese vendersi in occidente con un argomento del genere.

meitu

Al contrario, Meitu ha osato di più, con smartphone ben più particolari ma pensati per un target femminile, spesso con edizioni limitate e a prezzi abbastanza elevati. Il risultato? 360 ha cessato di creare smartphone, mentre Meitu ha ceduto la divisione hardware a Xiaomi. C'è anche un'altra compagnia che ha seguito la stessa strada: mi riferisco a Konka, passata da realizzare smartphone ad oggetti più particolari, come accessori audio, smart TV ed altro ancora.

Konka L850

… e chi non ce l'ha fatta

Se queste tre aziende sono riuscite ad andare oltre, ad altre è andata molto peggio. Per esempio LeEco, prima conosciuta come LeTV e il caso più esemplare dell'azienda che pensa troppo in grande senza esserne veramente in grado. Come 360 e Meitu, nacque in altro modo, come produttore televisivo, lanciò il suo servizio di streaming 3 anni prima di Netflix per poi realizzare smart TV e smartphone premium ma a basso costo per diffondere i propri servizi. In poco tempo si espanse moltissimo, prima in Russia, India e poi fu praticamente la prima cinese del genere negli USA. Da lì in poi, il disastro: l'espansione si rivelò prematura, LeEco perse il focus e iniziò a creare sempre più prodotti: cuffie, visori VR ma anche bici elettriche e perfino un prototipo di auto elettrica con il tanto criticato brand Faraday Future. Ma chi troppo vuole, nulla stringe e, ahimè, LeEco chiude i battenti.

leeco-sede

Spesso la difficoltà nell'approcciare il mercato sta nel capire il pubblico a cui ci si rivolge. Pensiamo a Smartisan, un altro brand deceduto a causa delle sue elevate ambizioni. Sin dal suo primo Smartisan T1, la scelta fu quella di puntare alla fascia premium, con smartphone dal gusto artigianale, dall'estetica ricercata ed un'interfaccia unica. Ancora mi ricordo il bellissimo Nut Pro 2, per non parlare dello schermo TNT che poco aveva da invidiare al Microsoft Surface Studio. Una strategia rispettabile ma che purtroppo non ha trovato riscontro in un mercato troppo di nicchia.

recensione smartisan nut pro 2

La strategia dei sub-brand

Un'altra via per affrontare il mercato degli smartphone è quella dei sub-brand. Xiaomi, Huawei, OPPO, Vivo: tutte le società di punta in Cina hanno il proprio spin-off, ma c'è modo e modo di farlo. Pensiamo a ZUK, il tentativo di Lenovo di far crescere la propria non entusiasmante presenza nella telefonia. La volontà era quella di puntare al mercato online e al pubblico degli entusiast, come dimostrò la collaborazione con Cyanogen per il primo flagship killer ZUK Z1. Non so voi, ma a me ricorda qualcosa… Un esperimento interessante ma che purtroppo venne interrotto da mamma Lenovo che, dopo la sua acquisizione, preferì puntare su Motorola.

ZUK Edge

La chiave può essere spiccare nella massa

Quando si pensa alla telefonia cinese, c'è stato un periodo in cui bastava che uno smartphone costasse poco perché attirasse l'attenzione di noi occidentali. Poi in Europa sono arrivate prima Huawei e poi Xiaomi che si sono monopolizzate la fascia low-cost. A questo punto, l'unico modo per sopravvivere è differenziarsi. Alcune aziende hanno deciso di puntare sui rugged phone, una categoria molto controversa ma che probabilmente risuona con parte dei consumatori. Penso a Blackview, Oukitel, Ulefone e Doogee, aziende che prima puntavano anche su smartphone più tradizionali ma senza grande successo. Fra l'altro, sempre Doogee aveva lanciato un suo sub-brand di nome HomTom, forse qualcuno di voi se lo ricorda ma come prevedibile è sparito.

DOOGEE S95 Pro

Ci sono altre due aziende di cui prima parlavamo molto più spesso. Mi riferisco ad Elephone ed UMIDIGI, prima conosciuta solo come UMI. Entrambe non sono fallite ma sono finite in secondo piano e hanno così preferito puntare anche su altri prodotti. Elephone ha creato moltissimi accessori: smartwatch, cuffie, webcam, caricatori, powerbank, persino action cam e sigarette elettroniche. UMIDIGI ha fatto più o meno lo stesso, con vari accessori, un po' di smartphone rugged e robe “particolari” come questo smartphone con termometro in tempi di pandemia.

elephone S8

Se aziende come Xiaomi e Huawei sono diventate famose nel mondo è perché per loro in Cina è stato più facile nascere e crescere: costi più bassi e margini migliori, vicinanza alla catena produttiva e ricerca e sviluppo facilitati anche dagli aiuti dello stato. E dopo essere diventate colossi in madrepatria ed essersi fatte conoscere nel mondo grazie ad internet, allora si sono potute permettere di spostarsi fuori dalla Cina. Partire subito in occidente è troppo rischioso ma aziende come Vernee e JiaYu hanno voluto osare, facendo la fine di Icaro che volò verso il sole. Entrambe investirono in Europa, aprirono divisioni nel nostro continente ma sono state travolte dalla concorrenza.

Vernee Thor
Vernee Thor

Ma c'è anche chi è causa della sua disgrazia

Ci sono storie nobili ed altre meno nobili che hanno segnato la fine di un'azienda, come quella di Gionee. Da noi in Europa il brand non è mai arrivato e forse è meglio così, perché la sua chiusura avrebbe avuto una cassa di risonanza ancora più ampia. Era il 2018 quando si venne a sapere che l'azienda versava in cattive acque a causa del gioco d'azzardo. Un vizietto che costò la bancarotta a Gionee, con debiti – pensate – per ben 2 miliardi di euro. In realtà Gionee è resuscitata di recente, ma dubitiamo che andrà molto lontana.

Un'altra azienda tecnicamente ancora attiva ma scomparsa dai radar è Leagoo: l'azienda ha provato ad investire in Europa, è stata addirittura sponsor della squadra di calcio del Tottenham ma ha fatto lo sbaglio di non capire su cosa puntare. Se sei un'azienda che fa smartphone, vendere sigarette elettroniche e mascherine chirurgiche non è proprio il massimo.

gionee liu lirong

La lista delle aziende scomparse potrebbe continuare fino a domani, potrei citarvi Bluboo, Cong, InnJoo, M-Horse, Maze, Nomu, Siswoo, THL, Vkworld, YU, ZOPO. Come avrete capito, il mercato degli smartphone è spietato e non perdona. Personalmente penso che quei tempi di estrema varietà siano finiti e non torneranno più, proprio perché si prospetta un futuro sempre più legato ai servizi anziché all'hardware. Oggi abbiamo meno scelto ed è innegabile che il mercato sia diventato più banale. Ma abbiamo barattato un'estrema varietà nella scelta in un mercato più stabile ed affidabile.

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