YouTube in background non funziona più sul tuo browser? Sì, la colpa è di Google

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Nelle ultime ore, una modifica impattante ha iniziato a colpire le abitudini di molti utenti che fruiscono di contenuti multimediali da mobile.

Chi era abituato ad aggirare le restrizioni dell’app ufficiale utilizzando browser alternativi per ascoltare video a schermo spento, si è trovato di fronte a un’improvvisa interruzione del servizio. Non si tratta di un errore tecnico o di un bug momentaneo, la decisione arriva direttamente dai piani alti di YouTube.

YouTube vuole farvi pagare, bloccata riproduzione in background da browser

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Per lungo tempo, l’utilizzo di browser mobile come Samsung Internet, Brave, Vivaldi o Microsoft Edge ha rappresentato una zona grigia tollerata, una sorta di “uscita di sicurezza” per chi non voleva sottoscrivere un abbonamento a YouTube Premium.

Questa pratica permetteva di accedere a funzionalità teoricamente a pagamento, come la riproduzione in background, a costo zero. Bastava avviare un video, ridurre a icona il browser o bloccare lo schermo del telefono, e l’audio continuava ad essere riprodotto indisturbato.

Tuttavia, a partire dalla fine di gennaio 2026, la musica è letteralmente cambiata. Numerose segnalazioni sono apparse in rete, descrivendo un comportamento uniforme di YouTube su diverse piattaforme. Nel momento in cui si tenta di minimizzare la finestra o spegnere il display, l’audio si interrompe bruscamente.

Alcuni utenti più attenti hanno notato una notifica fugace, etichettata come “MediaOngoingActivity“, che appare per una frazione di secondo prima che i controlli multimediali svaniscano nel nulla, rendendo impossibile la ripresa dell’ascolto senza riaprire l’applicazione.

La conferma ufficiale di Google

Il dubbio che si trattasse di una manovra intenzionale è stato dissipato rapidamente. Un portavoce di Google ha confermato ad Android Authority che la piattaforma è stata aggiornata con l’intento preciso di impedire agli utenti non paganti l’accesso alla riproduzione in background.

La dichiarazione dell’azienda è stata inequivocabile: tale funzionalità è concepita come un’esclusiva per gli abbonati Premium.

Sebbene in passato alcuni utenti fossero riusciti a sfruttare queste lacune tecniche tramite il web, Google ha deciso di intervenire per garantire una “coerenza” tra tutte le sue piattaforme. In termini pratici, questo significa che la scappatoia è stata chiusa.

Una strategia di monetizzazione sempre più ferrea

Questa mossa non giunge del tutto inaspettata. La volontà di spingere l’utenza verso la sottoscrizione a pagamento è evidente e si manifesta attraverso la progressiva eliminazione di ogni metodo alternativo di fruizione.

Già nel recente passato, YouTube aveva ingaggiato una dura lotta contro gli ad-blocker, causando rallentamenti e disservizi a chi cercava di evitare la pubblicità.

L’obiettivo è quello di rendere l’ecosistema Premium l’unica via percorribile per ottenere un’esperienza d’uso completa. Le lamentele della community, che vedono in queste azioni una limitazione di funzioni basilari dietro un paywall, non sembrano scoraggiare il colosso tecnologico.

Il blocco della riproduzione in background via browser è l’ennesimo tassello di un mosaico volto a massimizzare i ricavi, lasciando agli utenti una sola scelta: adattarsi ai limiti della versione gratuita o mettere mano al portafogli.