Secondo le ultime indiscrezioni che circolano con insistenza negli ambienti industriali, Xiaomi è pronta a compiere il grande salto: il lancio di un nuovo smartphone top di gamma interamente basato su tecnologie proprietarie.
Non si tratta più soltanto di assemblare componenti di terze parti, ma di un progetto ambizioso che prevede l’integrazione di un chip sviluppato in casa, un sistema operativo inedito e un’intelligenza artificiale generativa localizzata.
Xiaomi vuole essere totalmente indipendente

La mossa rappresenta un chiaro segnale della volontà di Xiaomi di ridurre drasticamente la propria dipendenza dai fornitori storici come Qualcomm e MediaTek.
Se il lancio del chip XRING 01 aveva già dimostrato le capacità ingegneristiche dell’azienda, l’arrivo imminente del suo successore, per il quale è già stato depositato il marchio XRING 02, alza notevolmente l’asticella della competizione.
Stando alle rivelazioni del noto informatore Ice Universe, il colosso cinese presenterà entro la fine dell’anno un dispositivo che potrebbe integrare proprio il nuovo SoC XRING 02.
Se l’operazione dovesse andare in porto, Xiaomi diventerebbe il secondo produttore cinese nella storia, seguendo le orme di Huawei, a controllare l’intera filiera verticale del proprio prodotto.
Le sfide produttive e i costi del silicio
Tuttavia, le sfide tecniche non mancano. Sebbene la taiwanese TSMC abbia avviato la produzione di massa dei wafer a 2 nanometri, sembra che Xiaomi opterà per mantenere il processo produttivo a 3 nanometri (N3P).
La scelta di rimanere sui 3 nanometri, rinunciando per ora alla litografia più avanzata, appare dettata da una logica ferrea di costi e opportunità.
I wafer a 2nm hanno costi stimati intorno ai 30.000 dollari, una cifra che renderebbe l’impresa estremamente onerosa, specialmente nel tentativo di competere con rivali del calibro dello Snapdragon 8 Elite Gen 6, del Dimensity 9600 e dei chip Apple A20 e A20 Pro.
Esiste inoltre un ostacolo geopolitico non trascurabile: l’accesso agli strumenti avanzati di progettazione elettronica (EDA), essenziali per disegnare chip al di sotto dei 3nm. Le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sulla fornitura di questi macchinari alla Cina potrebbero aver costretto Xiaomi a una scelta conservativa ma sicura.
Nonostante ciò, l’ambizione del progetto XRING 02 non si limita agli smartphone; l’azienda sta valutando l’implementazione del chipset anche nei tablet e, con tempistiche più lunghe dovute ai rigidi standard di sicurezza, persino nei veicoli smart del marchio.
Android o sistema operativo proprietario?
Non mancano tuttavia le voci fuori dal coro e un certo scetticismo tra gli addetti ai lavori. Alcuni analisti suggeriscono che, nonostante l’etichetta di “sistema operativo proprietario”, il software potrebbe rivelarsi un’altra versione “forked” (derivata) del codice open source di Android, con un’interfaccia utente personalizzata, piuttosto che un ecosistema costruito da zero.
Discorso analogo vale per l’intelligenza artificiale. Sebbene si parli di una IA generativa proprietaria, le indiscrezioni indicano che la componente intelligente potrebbe basarsi su un modello di DeepSeek, adattato per girare localmente sul dispositivo.
Inoltre, i critici sottolineano che, continuando a utilizzare design di CPU e GPU basati su architettura ARM e affidandosi a TSMC per la produzione, Xiaomi rimarrebbe comunque esposta a potenziali sanzioni statunitensi, similmente a quanto accaduto a Huawei, non raggiungendo quindi una vera autarchia tecnologica.
Un investimento da 14,5 miliardi di dollari
Indipendentemente dai dettagli tecnici, la portata dello sforzo economico è innegabile. Il CEO dell’azienda ha ricordato come lo sviluppo del primo XRING 01 sia stato possibile solo grazie a un decennio di ricerca e a investimenti complessivi che hanno toccato la vertiginosa cifra di 14,5 miliardi di dollari.
Che si tratti di una completa rivoluzione o di un’abile integrazione di tecnologie esistenti, il 2026 si profila come l’anno della verità.
Se c’è un produttore di telefonia capace di trasformare questa ambizione in realtà commerciale, sfidando lo status quo del duopolio iOS-Android, quello è senza dubbio Xiaomi.







