OPPO Reno 15 Pro 5G nasce con un obiettivo piuttosto chiaro: portare alcune soluzioni tipiche dei modelli di fascia più alta all’interno di uno smartphone compatto pensato per essere usato molto, in contesti reali e spesso poco “controllati”, come viaggi, spostamenti continui e creazione di contenuti al volo. E dopo averlo utilizzato come telefono principale per diverse settimane, è evidente che il brand abbia lavorato sull’equilibrio complessivo, concentrandosi su fotocamere, autonomia, gestione del calore e stabilità del software.
Insomma parliamo di uno smartphone che non punta a “ridefinire” la sua fascia, ma cerca di interpretarla in modo pragmatico, oserei dire “pratico”: dimensioni ancora gestibili, comparto fotografico orientato a selfie, ritratti e video, una batteria generosa supportata da ricarica rapida e un sistema che privilegia fluidità e continuità nel tempo. È uno di quei telefoni che si comprendono davvero solo dopo qualche giorno di utilizzo, quando si smette di considerare solo la scheda tecnica e si inizia a valutare quanto viengono semplificate – o meno – le attività quotidiane.
Recensione OPPO Reno 15 Pro
Videorecensione OPPO Reno 15 Pro
Design e materiali
La serie Reno, da qualche generazione, ha trovato un suo linguaggio estetico riconoscibile. Il concetto è quello di uno smartphone premium ma non particolarmente “appariscente”, con un’attenzione particolare ai materiali e alle finiture. Il frame in alluminio di grado aerospaziale dà quella sensazione di solidità che si apprezza immediatamente appena lo si impugna, e il retro in vetro con lavorazione monoblocco ha un un aspetto curato, con un gioco di luce che cambia a seconda dell’illuminazione.
Il modulo fotocamere, poi, ha un piccolo particolare: OPPO lo ha incorniciato con quello che chiama il Dynamic Stellar Ring, un anello che crea un effetto alone a mio avviso molto elegante. È uno di quei dettagli che dal vivo fanno più effetto che in foto, perché dà profondità al retro senza farlo sembrare una “pacchianata”.

Il peso di 197 grammi è ben distribuito su una scocca che misura 151,2 x 72,4 x 7,99 mm. Infine lo smartphone è certificato IP66, IP68 e IP69 contro acqua e polvere e no, a differenza di quanto abbiamo visto nel Find X9 Pro (qui la recensione) in questo modello il brand non ha integrato né il tanto apprezzato Alert Slider né lo Snap Key né il Quick Button. Peccato.
Display
Una cosa che ho apprezzato parecchio, e che oggi non è così scontata, è l’idea di un Pro che non debba per forza essere enorme. Reno 15 Pro 5G monta un display compatto da 6,32 pollici, pensato per essere gestibile anche con una sola mano. Se passi la giornata tra mappe, foto, chat, app di viaggio e social, questa scelta ha senso: meno “paletta da ping pong” e più maneggevolezza.

È un pannello Flat AMOLED 1.5K con refresh rate 120 Hz, colore a 10 bit, 460 PPI e protetto da un Gorilla Glass 7i. Ed è inutile girarci intorno: è un ottimo pannello, con neri profondi, colori ben tarati e con una luminosità di picco che lo rende ben leggibile anche sotto la luce del sole diretta.
Molto bene l’idea di OPPO di far arrivare lo smartphone con una pellicola in vetro (o quantomeno una di quelle pellicole che vengono poi indurite con i raggi ultravioletti) già applicata, un po’ meno le cornici che – a mio avviso – possono risultare un po’ troppo spesse soprattutto se valutate in proporzione alla diagonale.

Molto bene anche il sensore di impronte digitali integrato nel display che è risultato essere sempre veloce e affidabile, anche se il posizionamento non mi ha fatto impazzire: a mio avviso è stato posizionato troppo in basso.
Fotocamere
Il concetto che si nasconde dietro il comparto fotocamera del Reno 15 Pro 5G, è questo: OPPO vuole che si possa raccontare un viaggio (o anche una giornata normale) senza dover pensare troppo a come scattare e a come sistemare dopo. E per farlo mette insieme un hardware importante, un’elaborazione software piuttosto intelligente e una suite di strumenti AI che, almeno in buona parte, hanno un senso pratico.
Le fotocamere sono tre: quella principale è da 200 megapixel f/1.8, c’è poi un’ultra-wide da 116° e da 50 megapixel f/2.0 e infine c’è uno zoom 3.5x da 50 megapixel f/2.8 stabilizzato.
Parlando puramente di qualità fotografica, invece, che dire: le immagini catturate con il sensore principale sono nitide e dettagliate, anche se talvolta il bilanciamento del bianco tenda verso toni caldi. Nelle foto in condizioni di scarsa illuminazione, il software di OPPO gestisce bene la riduzione del rumore, ma a volte introduce un eccesso di sharpening artificiale. Bene anche le foto scattate con l’ultra-wide, che vengono ben gestite in praticamente tutte le condizioni di luminosità anche se, di notte, il divario con la fotocamera principale potrebbe sembrare un po’ più marcato. Infine il teleobiettivo si comporta bene, e a mio avviso garantisce dettagli superiori rispetto alla concorrenza nella stessa fascia di prezzo, indipendentemente dalle condizioni di illuminazione.
La novità più caratteristica della serie è la fotocamera frontale ultra-wide da 50 MP con campo visivo di 100°. Nell’uso reale significa che si possono selfie di gruppo senza lottare con l’inquadratura, senza braccia tese in modo innaturale e senza dover per forza ricorrere a un accessorio. Ed in viaggio, si tratta di una caratteristica che potrebbe cambiare proprio il tipo di contenuto che si riesce a portare a casa.
Un altra caratteristica che ho trovato sensata è l’AI Flash Photography 2.0: doppio flash posteriore per una luce più morbida e naturale, più un “flash frontale a schermo” per migliorare i selfie in condizioni di scarsa luce senza trasformarti in un fantasma bianco.

Poi c’è tutta la parte algoritmica: Reno Portrait Engine e Skin Tone Improvement lavorano per mantenere una resa della pelle più naturale, senza quell’effetto “ceramica” che ancora oggi capita di vedere anche su telefoni costosi.
Molto comode anche altre due funzioni: Dual-View Video (frontale e posteriore attive insieme, perfetto per reazioni e storytelling) e Seamless Camera Switch, per passare da una camera all’altra durante la registrazione senza tagli.

Molto bene i video, che possono essere registrati in 4K a 60 fps in HDR con tutte le fotocamere e che garantiscono una buona stabilizzazione anche in condizioni di luminosità non proprio ottimali anche grazie al 4K HDR Ultra-Steady Video, che punta su colori intensi e gamma dinamica ampia, ma soprattutto su stabilizzazione avanzata per riprese fluide anche mentre si cammina o ci si muove.
Hardware e prestazioni
Sotto la scocca troviamo MediaTek Dimensity 8450, con AI HyperBoost 2.0 che lavora per mantenere frame rate stabili e temperature sotto controllo, con la promessa di arrivare fino a 120 fps nei titoli più popolari. Nella mia esperienza, l’approccio è quello giusto per un telefono di questa categoria: non è pensato per raggiungere punteggi estremi nei test, ma per essere consistente, fluido e affidabile.
Anche perché OPPO qui gioca molto sul software: ColorOS 16 introduce Luminous Rendering Engine per animazioni più fluide e Trinity Engine per ottimizzare prestazioni ed energia. E si sente soprattutto nell’uso quotidiano: app che si aprono rapide, multitasking credibile, poca frizione. Curiosa e simpatica, per chi gioca davvero, la funzione Game Capture aggiornata: ti salva i momenti migliori come clip video o Motion Photo dinamiche in 1080P.

Sul fronte rete, OPPO Reno 15 Pro integra l’AI LinkBoost 3.0 e un chip dedicato SignalBoost X1, con la promessa di ridurre la latenza nel gaming fino all’84%. Bene l’audio in capsula così come la ricezione del segnale satellitare. L’audio stereofonico viene garantito utilizzando la capsula auricolare (quindi no, non c’è uno speaker dedicato) e nella zona superiore del frame è presente anche un blaster IR che trasforma lo smarpthone in un telecomando universale ad infrarossi.
Software
Per quanto riguarda il software, OPPO Reno 15 Pro 5G arriva con Android 16 e ColorOS 16, una combinazione che nel quotidiano punta tutto sulla solidità dell’esperienza. ColorOS, negli ultimi anni, ha seguito un percorso di affinamento costante e con questa versione si percepisce chiaramente un lavoro di ottimizzazione molto profondo, soprattutto in termini di fluidità generale e risposta al tocco.
Arriva però con qualche bloatware installato: nulla di che, sia chiaro, ma già dal primo avvio ci si trova installate ad esempio l’app di Temu, Caput, Instagram, Amazon, TikTok, Spotify e così via.
Le animazioni sono numerose ma mai ridondanti, l’estetica resta pulita e moderna e il sistema riesce a mantenere sempre una sensazione di controllo e prevedibilità, anche dopo sessioni di utilizzo prolungate. Merito anche dei motori interni come Luminous Rendering Engine e Trinity Engine, che lavorano sulla gestione delle risorse e rendono l’interfaccia reattiva, fluida e priva di micro-lag, indipendentemente dal carico di lavoro.
L’intelligenza artificiale è ampiamente integrata, ma fortunatamente non invade l’esperienza d’uso in modo aggressivo. Le funzioni AI entrano in gioco soprattutto quando servono davvero, in particolare nella gestione delle immagini e dei contenuti. Strumenti come l’AI Eraser permettono di rimuovere oggetti o persone indesiderate dalle foto con risultati convincenti, mentre le funzioni di miglioramento basate su AI aiutano a recuperare nitidezza, correggere riflessi o sistemare scatti non perfetti senza richiedere interventi manuali complessi. Interessante anche l’approccio alla produttività, con strumenti di sintesi, riscrittura e assistenza contestuale accessibili rapidamente, che tornano utili più nella vita quotidiana che nelle dimostrazioni da evento.

Interessante anche O+ Connect: trasferimenti rapidi tra OPPO e iOS/iPadOS, più mirroring e controllo remoto del PC sia su macOS sia su Windows. È una di quelle funzioni che non useranno tutti, ma se lavori tra più dispositivi e vuoi evitare passaggi macchinosi, è un bel segnale di apertura.
Non manca l’integrazione con i servizi Google, inclusi Cerchia e Cerca e il supporto a Gemini, così come le soluzioni pensate per l’ecosistema, con la possibilità di condividere file in modo rapido anche con dispositivi iOS e di interagire più facilmente con PC Windows e macOS.
Ecco tutte le funzioni AI più importanti:
AI Mind Space, attivabile con gesto a tre dita, è una delle idee più pratiche: un hub per catturare e organizzare contenuti da diverse app, tenendo tutto in uno spazio unico. Se sei uno che salva spunti, screenshot, appunti e link mentre pianifica un viaggio o un contenuto, qui c’è un potenziale concreto.
Poi c’è il toolkit con AI Translate e AI Recording, e il discorso privacy con Private Computing Cloud di OPPO, che sulla carta serve a garantire protezione dei dati.
Sul lato creativo, mi sono piaciute due cose: AI Portrait Glow, che recupera situazioni di luce difficili (controluce, sottoesposizione, sovraesposizione) con un approccio più “estetico” che aggressivo, e Popout/AI Motion Photo Popout, che gioca con composizioni stratificate e piccoli effetti dinamici per rendere più “vivi” i ricordi.
Segnalo invece una funzione citata ma non ancora disponibile: AI Motion Photo Eraser, pensata per rimuovere oggetti indesiderati dall’intero clip con un tocco. Bene che arrivi, ma per ora la considero un “promesso”, non un “reale”.
Batteria e ricarica

In quanto a batteria e ricarica, OPPO si conferma: Reno 15 Pro non integrerà la 6500 mAh del fratello minore, ma ha una 6200 mAh che riesce a garantire un’autonomia eccellente, coadiuvata una ricarica rapida 80W SUPERVOOC. Quindi sì, come al solito OPPO si conferma uno dei brand che fanno meglio lato ricarica e autonomia ma, d’altronde, questa ormai non è più una novità.
Prezzo di vendita e considerazioni
OPPO Reno 15 Pro 5G viene proposto a 799,99 euro. Dal 15 gennaio al 28 febbraio è previsto un bundle omaggio con Travel Case e Travel Tag, più la scelta tra Enco Buds3 Pro oppure Power Bank. Sempre fino al 28 febbraio, inoltre, è possibile iscriversi allo store per ricevere 50€ di sconto che fanno scendere il prezzo dell’OPPO Reno Pro a 749,99 euro.

Ed è uno smartphone che alcune chicche le può vantare: la selfie ultra-wide da 50 MP è una scelta azzeccata e molto più utile di quanto sembri, e il tele ritratto periscopico da 50 MP, con la focale da 85 mm, dà davvero quel salto di qualità nei ritratti che tanti medio-alti ancora non riescono a offrire. La batteria generosa e l’80W completano un pacchetto che, soprattutto quando si è in movimento, fa comodo ogni singolo giorno.

Ha però un “contro”, che non è un difetto clamoroso ma piuttosto una considerazione di posizionamento: a questo prezzo la concorrenza è molto (molto) agguerrita, e bisogna davvero apprezzare l’approccio di OPPO (fotografia “social”, ritratti, vlog, formato più maneggevole e tanta autonomia) per sceglierlo con convinzione.
Ad ogni modo, la cosa che mi porto a casa di Reno 15 Pro 5G è questa: OPPO ha cercato di costruire un telefono coerente con il suo pubblico. Design premium ma pratico, formato più gestibile, comparto camera davvero orientato a selfie e ritratti, video con funzioni pensate per lo storytelling, autonomia importante, e un software che punta alla fluidità nel tempo.
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