Cloudflare vs Italia: l’incidente diplomatico che mette in pericolo Milano-Cortina

Cloudflare vs Italia
Crediti: Gemini

Lo scontro tra le autorità italiane e i giganti della tecnologia ha raggiunto un livello di tensione senza precedenti, trasformandosi in poche ore da una disputa amministrativa a un potenziale incidente diplomatico con ripercussioni sulla sicurezza nazionale.

Al centro della tempesta c’è il braccio di ferro tra Cloudflare, il colosso americano della sicurezza informatica, e AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, rea di aver inflitto una sanzione milionaria alla società di San Francisco.

La reazione del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, non si è fatta attendere ed è arrivata con la forza di un ultimatum: la minaccia di ritirare ogni investimento dall’Italia e, fatto ancor più allarmante, di interrompere i servizi di protezione gratuiti previsti per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Cloudflare: via dall’Italia e interruzione dei servizi per Milano-Cortina 2026

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Crediti: Samsung

Tutto ha avuto inizio l’8 gennaio, quando l’AGCOM ha annunciato una sanzione pari all’1% del fatturato annuo di Cloudflare, quantificabile in oltre 14 milioni di euro.

La cifra, che supera il doppio dei ricavi generati dall’azienda nel nostro Paese, è stata comminata per la mancata ottemperanza agli ordini del “Piracy Shield”.

Questa piattaforma, fortemente voluta dalla Lega Serie A e supportata dal governo, è il fulcro della strategia italiana contro la pirateria audiovisiva: un sistema automatizzato che ordina ai fornitori di servizi internet di bloccare entro 30 minuti gli indirizzi IP e i domini sospettati di trasmettere illegalmente eventi sportivi in diretta.

Secondo l’autorità italiana, Cloudflare non avrebbe eseguito gli ordini di blocco richiesti, permettendo di fatto la continuazione delle attività illecite attraverso la propria rete.

La risposta tecnica e ideologica di Matthew Prince è stata immediata e furiosa. Attraverso il social network X, il CEO ha definito l’AGCOM un “organismo quasi giudiziarioprivo di una reale supervisione legale, accusandola di amministrare uno schema di censura per conto di una non meglio specificata “cabala” di élite mediatiche europee.

Le ragioni della Silicon Valley: censura o tecnica?

La difesa di Cloudflare non si basa solo su principi di libertà di espressione, ma su questioni tecniche legate all’architettura di Internet. Prince ha sottolineato come la richiesta di bloccare il risolutore DNS 1.1.1.1 o specifici indirizzi IP condivisi rischi di oscurare siti web perfettamente legittimi, che nulla hanno a che vedere con la pirateria.

A causa della tecnologia NAT (Network Address Translation), un singolo indirizzo IP può infatti ospitare centinaia di siti diversi; colpirne uno significa spesso colpire indiscriminatamente anche tutti gli altri, creando danni collaterali a utenti e imprese innocenti.

L’azienda americana sostiene che il sistema italiano manchi di un giusto processo, non offra trasparenza e imponga una censura che travalica i confini nazionali, pretendendo di dettare regole globali.

Una posizione supportata anche da ricercatori indipendenti, che hanno criticato l’asimmetria del Piracy Shield: rapidissimo nell’imporre i blocchi, ma opaco e lento nel gestire i ricorsi per gli errori, che hanno già causato disservizi a piattaforme estranee al crimine informatico.

La minaccia olimpica e il coinvolgimento degli USA

L’aspetto più preoccupante della vicenda riguarda la rappresaglia minacciata da Prince. Il CEO ha elencato una serie di possibili contromisure drastiche: l’interruzione dei servizi di cybersecurity pro bono del valore di milioni di dollari già previsti per i Giochi Olimpici di Milano-Cortina, lo spegnimento dei server nelle città italiane e la cancellazione di ogni piano per l’apertura di uffici nel nostro Paese.

Con le Olimpiadi ai nastri di partenza il 6 febbraio 2026, la perdita di un partner tecnologico di tale calibro rappresenterebbe un incubo logistico e di sicurezza per il comitato organizzatore.

La questione ha ormai superato l’Atlantico. Prince ha promesso di portare il caso all’attenzione dell’amministrazione Trump e del vice-presidente JD Vance, inquadrando la normativa italiana come una pratica commerciale sleale che minaccia i valori democratici.

Un assist è arrivato anche dall’ecosistema di Elon Musk, il quale ha definito la situazione un attacco alla libertà di parola, politicizzando ulteriormente lo scontro tecnico.

La dura replica delle istituzioni italiane

Sul fronte italiano, la reazione alle minacce di Cloudflare è stata compatta e intransigente. La Lega Serie A ha diramato una nota di fuoco, definendo le parole di Prince un “cumulo di mistificazioni” e accusando l’azienda di essere la scelta prediletta dalle associazioni criminali proprio per la sua riluttanza a collaborare con le autorità.

Secondo la Lega, e come ribadito dal senatore Claudio Lotito, non si tratta di censura ma di semplice rispetto della legalità e tutela del diritto d’autore, un settore che perde miliardi di euro a causa dello streaming illegale.

Anche la politica ha alzato i toni. Federico Mollicone, primo firmatario della legge antipirateria, ha difeso l’operato di AGCOM e del Parlamento, ricordando come l’Italia sia passata dall’essere nella “blacklist” della pirateria a nazione all’avanguardia nella tutela del copyright.

Rispondendo alle critiche provenienti dall’entourage di Musk, Mollicone ha ribadito che nessuna multinazionale può scegliere quali leggi rispettare in una democrazia sovrana.

Nonostante i toni accesi, si intravede un piccolo spiraglio diplomatico. Il senatore Claudio Borghi ha tentato di gettare acqua sul fuoco, invitando a verificare eventuali malintesi sul ruolo tecnico di Cloudflare, che spesso agisce come condotto e sicurezza, non come host dei contenuti pirata, e assicurando una revisione equa del caso.

Prince ha colto l’apertura, dicendosi pronto al dialogo ma ribadendo l’impossibilità di operare in un mercato dove le sanzioni superano il doppio del fatturato locale.

La palla passa ora alla diplomazia, con la speranza che “teste più fredde“, come auspicato dal CEO americano, possano prevalere prima che lo scontro oscuri non solo i siti pirata, ma anche i Giochi Olimpici.