Nel vasto e talvolta austero mondo dell’intelligenza artificiale generativa, dove i nomi dei modelli tendono spesso a essere sigle alfanumeriche o termini che evocano divinità antiche e concetti futuristici, un nome in particolare ha catturato l’attenzione e la curiosità del pubblico globale: Nano Banana.
Chiunque abbia utilizzato strumenti di generazione immagini negli ultimi mesi, o abbia semplicemente scorso il proprio feed sui social media, si sarà quasi certamente imbattuto nei risultati sorprendenti di questo modello firmato Google.
La capacità di questo strumento di modificare e generare immagini con una precisione quasi inquietante è indiscutibile, ma una domanda è rimasta a lungo sospesa, alimentando discussioni e teorie nei forum di appassionati: cosa ha spinto un colosso tecnologico come Google a battezzare una delle sue tecnologie di punta con un nome così insolito e apparentemente poco serio?
Nano Banana: la genesi di un nome nato nel cuore della notte

La risposta a questo interrogativo è finalmente arrivata tramite un post ufficiale sul blog di Google DeepMind, svelando una storia che ha ben poco a che fare con lunghe riunioni di marketing e molto con l’urgenza e l’improvvisazione.
La genesi di “Nano Banana” risale al luglio dello scorso anno, frutto di una corsa contro il tempo avvenuta a notte fonda. Il team di sviluppo si trovava in una situazione di stallo frenetico: l’obiettivo era sottoporre il nuovo modello a LMArena, una nota piattaforma pubblica e indipendente dove i modelli di intelligenza artificiale vengono testati in modo anonimo e votati dagli utenti.
Sebbene la tecnologia avesse già una denominazione tecnica interna definita, ovvero “Gemini 2.5 Flash Image“, mancava un nome in codice pubblico che potesse mascherare l’identità del modello durante la fase di test alla cieca.
Intorno alle 2:30 del mattino, nel pieno di questa frenesia lavorativa, la Product Manager Naina Raisinghani ricevette una richiesta urgente: serviva un nome, qualsiasi nome, e serviva immediatamente. Non c’era tempo per le raffinatezze.
In quel momento di pressione, Raisinghani attinse alla sfera più personale e informale della sua vita. Il risultato fu un mash-up dei suoi soprannomi: alcuni amici la chiamavano affettuosamente “Naina Banana“, mentre altri utilizzavano il diminutivo “Nano“, in riferimento sia alla sua statura minuta che alla sua grande passione per i computer e la tecnologia.
Unendo questi elementi e considerando che il modello era una variante “Flash”, nacque spontaneamente “Nano Banana”. La proposta, per quanto priva di senso logico nel contesto corporativo, fu approvata all’istante semplicemente per necessità.
Il trionfo dell’imprevedibile
Quando il modello fece la sua comparsa silenziosa su LMArena all’inizio di agosto, l’impatto fu immediato e travolgente. Gli utenti rimasero sbalorditi dalle capacità di editing dell’IA, ma fu la scoperta del nome in codice a innescare il vero fenomeno culturale.
La combinazione tra una potenza di calcolo incredibile e un nome in codice così buffo e disarmante si rivelò una formula vincente. Internet, come spesso accade, andò fuori di testa: il contrasto rese il modello virale, spingendo Nano Banana in cima alle classifiche mondiali di editing delle immagini non solo per merito tecnico, ma anche per simpatia.
Google, osservando il fenomeno, comprese che quel nome nato per caso era diventato un asset formidabile.
Un altro fattore cruciale per il successo fu l’accessibilità, dato che il modello fu lanciato globalmente fin dal primo giorno. Invece di correggere il tiro verso un branding più istituzionale, l’azienda decise di abbracciare completamente l’identità “Nano Banana”.
Questa scelta si tradusse in modifiche all’interfaccia utente, con l’introduzione di pulsanti di esecuzione gialli in AI Studio, l’uso di emoji a forma di banana nell’app Gemini e persino la produzione di gadget a tema in edizione limitata.
Oggi, questa eredità continua. Con l’arrivo della nuova generazione tecnologica, quello che tecnicamente è il “Gemini 3 Pro Image” ha ricevuto lo stesso trattamento onorario, venendo battezzato ufficialmente Nano Banana Pro.








