La frammentazione del sistema operativo mobile di Google è una storia vecchia quanto la piattaforma stessa, e gli ultimi dati sulla distribuzione confermano una tendenza ormai storica.
A circa sette mesi dal rilascio ufficiale, Android 16 fatica a imporsi come standard dominante, raggiungendo una quota di mercato che si ferma al 7,5%.
I numeri, aggiornati al primo dicembre 2025, offrono una fotografia chiara di un ecosistema vasto ma intrinsecamente lento nell’aggiornarsi, dove l’ultima versione del software è ancora un privilegio per una minoranza, nonostante sia trascorso quasi un anno dal suo debutto.
Android 16 fa fatica a decollare

L’analisi dei dati rivela che il tasso di adozione di Android 16 è stato frenato da tempistiche di rilascio tutt’altro che immediate da parte dei grandi produttori.
Sebbene i Google Pixel abbiano ricevuto l’aggiornamento tempestivamente, altri attori cruciali del mercato hanno impiegato molto più tempo. Samsung, che detiene una fetta enorme dell’utenza Android, ha iniziato la distribuzione del suo aggiornamento basato su Android 16 solo nel mese di settembre.
Altri marchi come OPPO e OnePlus hanno spinto i loro update verso la fine del 2025, mentre realtà più piccole come Nothing hanno completato il lancio solo nella prima parte dell’anno in corso. Questo ritardo fisiologico spiega perché, nonostante la disponibilità teorica del software, la sua presenza effettiva sui terminali degli utenti sia ancora marginale.
Mentre l’ultima iterazione cerca di guadagnare terreno, è la versione precedente a detenere il primato, anche se con numeri meno schiaccianti rispetto al passato.
Android 15 risulta essere la versione più utilizzata al mondo, installata sul 19,3% dei dispositivi attivi. Tuttavia, questo dato merita una riflessione: si tratta di una percentuale inferiore rispetto a quella che solitamente caratterizza la versione leader. Basti pensare che in rilevazioni precedenti, come quella di luglio 2024, Android 13 dominava con quasi il 21%.
La seconda posizione è occupata da Android 14, ancora solidamente presente sul 17,2% degli smartphone, seguito a ruota da Android 13 e Android 11, che continuano a mostrare una resistenza notevole all’obsolescenza.
L’addio a KitKat e la lunga coda obsoleta
Un dettaglio significativo emerso dall’ultimo report è la definitiva scomparsa di Android 4.4 KitKat dalle statistiche ufficiali, segnando la fine di un’era per una delle versioni più longeve della storia del robottino verde.
Nonostante ciò, la cosiddetta “coda lunga” delle versioni obsolete rimane piuttosto popolata. Sommando le percentuali, una fetta consistente di utenti vive ancora con versioni datate come la 12, la 10 o addirittura la 9 (Pie), dimostrando come il ciclo di vita degli smartphone si stia allungando, spesso oltre il periodo di supporto software garantito dai produttori.
I dati raccolti da Google mostrano un quadro in evoluzione ma statico nelle sue dinamiche di fondo. La rincorsa all’ultima versione resta una gara a ostacoli, dove la diversità dell’hardware e le politiche di aggiornamento dei singoli costruttori dettano i tempi.








