Il settore della realtà aumentata ha vissuto un momento di svolta significativa durante il CES 2026, dove Lumus, azienda già nota per aver sviluppato l’ottica a guida d’onda utilizzata negli smart glasses Ray-Ban Display di Meta, ha svelato una nuova tecnologia che promette di ridefinire gli standard del settore.
L’azienda ha annunciato di aver raggiunto un campo visivo di 70 gradi in un nuovo design ottico, eguagliando così le specifiche tecniche che Meta aveva ottenuto con il suo celebre prototipo “Orion”, ma con una differenza sostanziale nei materiali utilizzati che potrebbe accelerare drasticamente l’arrivo di questi dispositivi sul mercato di massa.
Lumus e la sfida del campo visivo per l’AR
Facendo un passo indietro al 2024, quando Meta rivelò al mondo il suo primo prototipo di occhiali AR Orion, una delle innovazioni più sorprendenti di quel dispositivo era la capacità di mostrare un campo visivo di 70 gradi mantenendo un fattore di forma ridotto, molto simile a quello di normali occhiali da vista.
Tuttavia, quel risultato era stato reso possibile dall’utilizzo di ottiche a guida d’onda realizzate in carburo di silicio, un materiale innovativo dotato di un indice di rifrazione superiore, ma estremamente costoso e difficile da lavorare.
Nel 2025, Meta discuteva ancora apertamente delle sfide legate alla produzione di guide d’onda in carburo di silicio su larga scala e a costi accessibili.
Sebbene l’azienda avesse confermato la versatilità del materiale, ammise che il lavoro per renderlo economicamente sostenibile era ancora lungo e complesso, lasciando intendere che una commercializzazione immediata fosse improbabile.
Zoe e le novità nella produzione di massa
È qui che si inserisce la rivoluzione presentata da Lumus. L’azienda afferma di aver raggiunto lo stesso ambito traguardo dei 70 gradi di campo visivo utilizzando le sue guide d’onda in vetro geometrico, battezzate con il nome “Zoe”. Lumus ha dichiarato che si tratta della prima guida d’onda geometrica al mondo a superare tale soglia di ampiezza visiva.
La notizia fondamentale non risiede solo nel numero in sé, ma nel metodo di produzione: l’ottica Zoe è realizzata con lo stesso processo manifatturiero delle altre guide d’onda in vetro dell’azienda.
Questo dettaglio è di importanza critica per l’industria. Lumus ha già dimostrato che tali guide d’onda possono essere prodotte su scala industriale, grazie al loro impiego nei Ray-Ban Display, i primi smart glasses di Meta dotati di schermo.
Il fatto di poter offrire un’esperienza immersiva paragonabile a quella del costoso prototipo Orion, ma utilizzando processi produttivi già collaudati e scalabili, posiziona la tecnologia Zoe come un candidato ideale per la prossima generazione di occhiali AR destinati ai consumatori.
Cosa significa per il futuro degli smart glasses
Non sembra essere una coincidenza che Lumus abbia puntato esattamente a un campo visivo di 70 gradi. È molto probabile che l’azienda abbia lavorato con l’obiettivo specifico di dimostrare ai giganti del settore, e in particolare a Meta, di poter raggiungere quel benchmark senza ricorrere al carburo di silicio.
I render forniti dall’azienda mostrano prototipi eleganti che integrano le ottiche Zoe, anche se è doveroso notare che i prototipi di Lumus solitamente non includono batterie, unità di calcolo o hardware di tracciamento a bordo, componenti che aggiungerebbero inevitabilmente volume a un prodotto finale.
Tuttavia, questa tecnologia pone Lumus in una posizione di vantaggio nella corsa alla fornitura di componenti per i primi veri occhiali AR ad ampio campo visivo, un prodotto che Meta spera di portare sul mercato prima del 2030.
Compromessi tecnici e prospettive
Nonostante l’entusiasmo, è necessario mantenere un approccio prudente. Nel campo dell’ottica, ogni guadagno comporta spesso un compromesso.
Aumentare il campo visivo può talvolta impattare negativamente sulla luminosità, sulla densità di pixel per grado (PPD) o introdurre artefatti visivi indesiderati.
Senza una prova diretta delle nuove ottiche ZOE, è difficile stabilire se Lumus abbia creato qualcosa di privo di difetti o se l’ampliamento della visuale sia stato ottenuto sacrificando altri parametri qualitativi.
Ulteriori dettagli emergeranno probabilmente nel corso dell’anno, forse durante l’AWE 2026, dove sarà possibile testare con mano la tecnologia.
Nel frattempo, l’annuncio del CES 2026 rimane una pietra miliare: la promessa di un’esperienza AR immersiva e accessibile non è mai stata così concreta.









