Alphabet, la società madre di Google, ha delineato una strategia finanziaria per il 2026 che non lascia spazio a interpretazioni: l’azienda raddoppierà la scommessa sull’IA generativa.
Durante la presentazione dei risultati finanziari del quarto trimestre, il colosso di Mountain View ha annunciato un piano di spese in conto capitale (Capex) previsto tra i 175 e i 185 miliardi di dollari per l’anno in corso.
Si tratta di una cifra che raddoppia quasi l’investimento dell’anno precedente, segnalando come la fame di potenza di calcolo abbia raggiunto livelli senza precedenti.
Dove finiscono i miliardi di Google? Silicio e cemento
L’imponente liquidità che Google intende mobilitare ha una destinazione precisa: la costruzione di nuovi datacenter e l’acquisto dell’hardware necessario per riempirli.
Anat Ashkenazi, direttore finanziario di Alphabet, ha offerto una disamina dettagliata di come verranno allocati questi fondi. Circa il 60% del budget, una somma che oscilla tra i 105 e i 111 miliardi di dollari, sarà destinato ad asset a rapido deprezzamento, ovvero i server.
Questa categoria include l’acquisto massiccio di GPU Nvidia e la produzione interna delle Tensor Processing Units (TPU), inclusa la nuova generazione di chip acceleratori “Ironwood”.
Il restante 40% del budget, pari a circa 70-74 miliardi di dollari, sarà invece assorbito dalla costruzione fisica delle strutture e dall’infrastruttura di rete.
Non si tratta solo di supportare i prodotti interni come la Ricerca o YouTube, ma di garantire la stabilità infrastrutturale necessaria ai partner di Google Cloud, tra cui figurano nomi del calibro di Apple, OpenAI e Anthropic. L’investimento nell’infrastruttura di calcolo sarà equamente diviso tra i carichi di lavoro interni di Google e la piattaforma Cloud offerta ai clienti esterni.
I rischi di una crescita frenetica
Interpellato dagli analisti sulle preoccupazioni maggiori per il futuro immediato, il CEO Sundar Pichai ha evidenziato come la gestione della scalabilità sia la vera incognita.
La difficoltà non risiede nel trovare i fondi, ma nel coordinare l’espansione della capacità di calcolo con i vincoli reali legati alla disponibilità di energia elettrica, all’acquisizione di terreni idonei e alle strozzature della catena di approvvigionamento.
Soddisfare la domanda di servizi IA richiede una pianificazione che va ben oltre il codice, toccando infrastrutture fisiche critiche spesso lente da sviluppare.
Nonostante le difficoltà, la strategia sembra pagare. Alphabet ha superato per la prima volta la soglia dei 400 miliardi di dollari di fatturato annuale, con un utile nel quarto trimestre di oltre 34 miliardi.
Gran parte di questo successo è trainato proprio dalla divisione Cloud, che ha visto i ricavi toccare il +47% anno su anno, raggiungendo i 17,66 miliardi nel trimestre, spinta dalla forte richiesta di prodotti IA per le imprese.
L’impatto su pubblicità e utenti
L’intelligenza artificiale non è confinata nei laboratori di ricerca, ma sta permeando il modello di business tradizionale di Google. Philipp Schindler, chief business officer, ha spiegato come i modelli Gemini stiano migliorando la pertinenza degli annunci pubblicitari, permettendo di monetizzare ricerche lunghe e complesse che in passato erano difficili da interpretare.
Questa maggiore comprensione dell’intento dell’utente ha contribuito a un incremento dei ricavi pubblicitari superiore al 13%.
Sul fronte consumer, la scommessa sull’assistente virtuale sta dando i suoi frutti. Gemini ha superato i 750 milioni di utenti attivi mensili, un balzo in avanti di 100 milioni rispetto al trimestre precedente, trainato dal lancio del modello Gemini 3.
Sebbene Google debba ancora colmare il divario con ChatGPT, che viaggia verso gli 810 milioni di utenti, ha distanziato Meta AI e sta vedendo raddoppiare quotidianamente le query in modalità IA.
L’integrazione prossima di funzioni “agentic”, capaci di completare acquisti e azioni concrete per conto dell’utente, potrebbe rappresentare il prossimo passo per consolidare questa crescita.
