Dietro la narrazione ufficiale di una “integrazione strategica” tra Realme e OPPO sembrano celarsi licenziamenti massicci, pressioni di mercato insostenibili e una decisione finale presa in sole 24 ore.
Il report di Android Headlines racconta una storia molto diversa rispetto a quella del comunicato ufficiale.
Realme torna sotto l’ala di OPPO, non è stata una decisione semplice
Il 30 dicembre, Realme ha rassicurato la stampa internazionale dichiarando che le sue attività procedevano normalmente. Soltanto sei giorni dopo, l’azienda ha annunciato il suo ritorno ufficiale sotto l’ala protettiva di OPPO, la società madre da cui si era separata sette anni fa.
Sebbene il comunicato ufficiale parlasse di una transizione fluida, mirata alla condivisione delle risorse e alla creazione di sinergie, la realtà emersa da fonti interne e report cinesi dipinge un quadro decisamente più complesso e turbolento.
La storia reale non riguarda una pianificazione a lungo termine, ma una reazione d’emergenza a pressioni di mercato divenute insostenibili.
L’insostenibilità dell’indipendenza
Per comprendere la rapidità di questa decisione, è necessario analizzare i numeri nudi e crudi del mercato cinese. Alla fine del 2025, Realme deteneva una quota di mercato in Cina pari a un esiguo 1,27%, posizionandosi al settimo posto.
Il divario con i concorrenti era abissale: i sei marchi che la precedevano controllavano ciascuno una quota superiore al 14%. In termini pratici, questo significava che per ogni smartphone venduto da Realme, i rivali ne vendevano quattordici.
Gestire un marchio indipendente comporta una duplicazione di costi fissi enormi, dalla ricerca e sviluppo (R&D) alla catena di approvvigionamento, fino alle reti di vendita e assistenza. Questi costi non diminuiscono proporzionalmente alla quota di mercato. Con un gap così ampio rispetto ai competitor, ogni dispositivo venduto da Realme in Cina portava con sé un onere operativo quattordici volte superiore a quello degli avversari.
Nonostante l’azienda abbia spedito48,6 milioni di unità a livello globale nel 2024, confermando la sua forza in India e nel Sud-est asiatico, la situazione nel mercato domestico era diventata un’emorragia finanziaria che non poteva più essere ignorata.
La matematica ha infine forzato la mano: non è possibile sostenere l’indipendenza globale quando il mercato di casa drena risorse vitali.
Una settimana di fuoco
Mentre pubblicamente si parlava di “normale amministrazione”, all’interno degli uffici cinesi si stava consumando una ristrutturazione drastica.
A partire da novembre 2025, l’azienda ha avviato una prima ondata di tagli al personale descritta dai dipendenti come senza precedenti. I team di ricerca e sviluppo sono stati i più colpiti, con alcuni dipartimenti dimezzati e altri ridotti alla sola presenza di personale junior, mentre gli ingegneri più esperti venivano riassegnati a mercati prioritari come l’India.
Una seconda ondata di licenziamenti ha colpito a fine dicembre, trasformando radicalmente le operazioni cinesi dell’azienda in poche settimane.
La discrepanza tra la comunicazione esterna e la realtà interna è culminata nei primi giorni di gennaio. Secondo quanto ricostruito, la decisione finale di consolidare le operazioni in OPPO è stata formalizzata il 6 gennaio, appena 24 ore prima dell’annuncio pubblico.
Le integrazioni strategiche tra grandi aziende richiedono solitamente mesi, se non anni, di pianificazione; una tempistica così compressa suggerisce che non si trattasse di una mossa volta a sbloccare nuove sinergie, ma di una necessità urgente per arginare un problema critico.
Il futuro del brand e le conseguenze per gli utenti
Nonostante il caos dietro le quinte, l’impatto immediato per i consumatori potrebbe rivelarsi paradossalmente positivo, o quantomeno neutrale. La roadmap dei prodotti non ha subito variazioni, come dimostra il lancio del Realme 16 Pro avvenuto regolarmente il 6 gennaio.
Inoltre, l’integrazione offre un vantaggio tangibile sul fronte dell’assistenza: i clienti cinesi avranno ora accesso alla rete di oltre 5.000 centri servizi di OPPO, un enorme passo avanti rispetto ai circa 250 punti assistenza gestiti in precedenza da Realme.
Tuttavia, il cambiamento segna la fine di un’era per l’identità corporativadel marchio. Dopo sette anni di indipendenza, Realme torna allo status di “sotto-brand”.
Sebbene Sky Li rimanga al timone e la strategia di prodotto resti per ora invariata, resta da vedere se l’azienda riuscirà a mantenere la sua identità distintiva, focalizzata su dispositivi aggressivi per un pubblico giovane, o se finirà per diluirsi all’interno della più ampia offerta premium di OPPO. ù
Questa operazione, come sottolinea anche la fonte, non è uno scandalo ma una dura lezione di realismo economico: le parole “sinergia strategica” spesso servono solo a indorare la pillola di una ritirata necessaria.
