Sebbene Apple abbia recentemente aggiornato i suoi standard introducendo sensori da 48 MP sui suoi modelli di punta, nuove indiscrezioni suggeriscono che l’azienda di Cupertino stia pianificando un salto generazionale ben più massiccio.
Tuttavia, secondo le ultime analisi di mercato, questo cambiamento epocale potrebbe richiedere ancora diversi anni, posizionando l’iPhone su una traiettoria che incrocerà le specifiche tecniche dei rivali Galaxy S di Samsung con un notevole ritardo temporale.
iPhone con fotocamere da 200 MP? Ecco quando dovrebbe accadere
Le attuali fotocamere posteriori degli iPhone si affidano a sensori da 48 MP, una scelta che garantisce un ottimo equilibrio tra risoluzione e gestione della luce.
Tuttavia, un recente report ha riacceso l’interesse verso un futuro a risoluzione estremamente elevata. Una nota agli investitori redatta da Morgan Stanley, e riportata da Apple Insider, delinea uno scenario in cui il primo iPhone dotato di una fotocamera da 200 MP potrebbe fare il suo debutto sul mercato soltanto nel 2028.
Questa previsione sposta in avanti le lancette dell’innovazione hardware di Apple, suggerendo che il passaggio avverrà , ma con tempi dilatati rispetto alla concorrenza. Se l’analisi si rivelasse corretta, ci troveremmo di fronte a una strategia di lungo periodo, in cui l’azienda californiana preferisce attendere la maturazione tecnologica piuttosto che rincorrere immediatamente i numeri proposti dagli avversari.
Una vittoria strategica per la tecnologia Samsung
Un aspetto cruciale emerso dal report riguarda la provenienza della componentistica. Sembra infatti che Apple potrebbe avvalersi proprio dei sensori da 200 MP prodotti da Samsung per equipaggiare i futuri iPhone.
Questo rappresenterebbe una vittoria significativa in termini di design e fornitura per il colosso sudcoreano, consolidando una partnership industriale che vede le due aziende collaborare strettamente nonostante la feroce rivalitĂ commerciale nei negozi.
Non si tratterebbe di un caso isolato: Samsung ha recentemente ottenuto ordini per la fornitura di sensori ultra-grandangolari da 48 MP destinati ai futuri modelli di iPhone.
L’eventuale adozione dei sensori ISOCELL da 200 MP segnerebbe un ulteriore punto a favore della divisione semiconduttori di Samsung, confermando la qualità delle sue soluzioni hardware. Resta ancora da chiarire se Apple opterà per sensori già esistenti nel catalogo Samsung o se richiederà , come spesso accade, lo sviluppo di un sensore personalizzato e ottimizzato specificamente per le esigenze di iOS.
La validazione della filosofia dei Galaxy S
L’eventuale transizione di Apple verso i 200 Megapixel porterebbe con sé un significato simbolico non indifferente. Se Cupertino dovesse abbracciare questa risoluzione, ciò costituirebbe una validazione postuma della strategia adottata da Samsung.
L’azienda coreana, infatti, ha introdotto i sensori da 200 MP già nel 2023 con il lancio del Galaxy S23 Ultra, scommettendo su questa tecnologia come la strada maestra per il futuro della fotografia mobile.
Un arrivo di Apple su questi standard nel 2028 significherebbe adottare la stessa filosofia ben cinque annidopo il principale concorrente. Questo scenario dimostrerebbe che la mossa anticipata di Samsung non era solo marketing, ma una visione corretta dell’evoluzione tecnologica del settore.
Oltre i numeri
Dal punto di vista prettamente tecnico, è importante sottolineare che un sensore da 200 MP non è necessariamente più grande, in termini di dimensioni fisiche, rispetto alle attuali fotocamere da 48 MP presenti sugli iPhone. La vera differenza risiede nella densità dei pixel e nella risoluzione offerta.
Questa elevatissima conta dei pixel permette di catturare una quantità di dettagli senza precedenti, ma richiede un supporto adeguato da parte del resto dell’hardware.
Per sfruttare appieno un sensore di tale portata, è necessario abbinarlo a chip estremamente potenti e ad algoritmi avanzati di elaborazione dell’immagine. La cattura multi-frame e la riduzione del rumore diventano elementi essenziali per gestire file così complessi senza sacrificare la qualità , specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.
La sfida per Apple, dunque, non sarà solo nell’implementazione del sensore in sé, ma nell’integrazione perfetta con il processore d’immagine per giustificare, tra qualche anno, il passaggio a una risoluzione così elevata.
