Non capita spesso di vedere un’azienda presentare un fatturato record e, nello stesso istante, assistere al crollo del proprio titolo in borsa dell’11%.
È esattamente il paradosso che ha colpito Qualcomm durante la presentazione dei risultati per il primo trimestre fiscale del 2026.
Nonostante il CEO Cristiano Amon abbia aperto la conferenza snocciolando cifre impressionanti, con ricavi che hanno toccato la vetta storica di 12,3 miliardi di dollari, l’entusiasmo degli investitori si è infranto contro un muro di realismo: la crisi delle memorie DRAM è davvero grave.
Qualcomm annuncia fatturati record ma perde l’11% in borsa, che succede?
I risultati eccellenti, trainati dalle vendite di smartphone di fascia premium e dal crescente interesse verso occhiali smart e settore automotive, sono stati rapidamente oscurati dalle previsioni per l’immediato futuro.
Amon ha lanciato un avvertimento che ha raggelato la sala: i prossimi trimestri vedranno l’industria della telefonia mobile costretta a frenare. Il colpevole non è la mancanza di innovazione, ma una pura questione logistica ed economica legata ai componenti.
I produttori di memorie, infatti, stanno massicciamente dirottando la loro capacità produttiva verso i data center destinati all’intelligenza artificiale, riducendo drasticamente l’offerta di DRAM per i dispositivi di consumo. La legge della domanda e dell’offerta ha agito con brutalità, facendo impennare i prezzi.
Di conseguenza, numerosi produttori di smartphone, con una concentrazione particolare in Cina, hanno deciso di adottare un approccio estremamente cauto, riducendo gli inventari di chipset Qualcomm per evitare di accumulare componenti che non possono essere assemblati a costi competitivi.
Il CFO Akash Palkhiwala ha confermato questa tendenza, spiegando che i clienti stanno ridimensionando i loro piani, il che si traduce inevitabilmente in meno ordini per il colosso di San Diego.
La crisi è dell’offerta non della domanda
L’impatto di questa prudenza si rifletterà pesantemente sul secondo trimestre fiscale. Le stime di Qualcomm posizionano i ricavi tra i 10,2 e gli 11 miliardi di dollari, una flessione sensibile se confrontata con gli 11 miliardi ottenuti nello stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato più allarmante riguarda il segmento specifico dei chip per smartphone: se l’anno scorso aveva generato 6,9 miliardi, quest’anno l’azienda prevede di fermarsi a quota 6 miliardi.
Tuttavia, l’analisi del management offre una chiave di lettura meno catastrofica per il lungo periodo.
Amon ha tenuto a precisare che la frenata dei produttori non riflette un calo del desiderio d’acquisto da parte dei consumatori. La domanda finale esiste ed è solida. Il problema risiede esclusivamente nella capacità delle aziende di approvvigionarsi di memorie a prezzi che permettano di mantenere i margini di profitto.
Si tratta, dunque, di una crisi dell’offerta e non della domanda, un dettaglio che suggerisce una possibile ripresa non appena la catena di approvvigionamento si sarà stabilizzata.
La scommessa sulla diversificazione
Mentre l’intelligenza artificiale crea scompiglio nella catena di fornitura degli smartphone, Qualcomm cerca di sfruttarne l’onda positiva su altri fronti.
L’azienda sta lavorando intensamente sui propri processori per l’inferenza AI, con spedizioni già avviate verso il cliente Humane e trattative in corso con i principali fornitori di servizi cloud e hyperscaler. Anche se i ricavi significativi da questo settore arriveranno solo l’anno prossimo, la direzione è tracciata.
Lo sguardo di Amon è fisso sull’orizzonte del 2029, anno in cui l’azienda prevede di aver completato una trasformazione cruciale, riducendo la sua dipendenza storica dal mercato mobile. Robotica, settore automobilistico e licenze brevettuali sono i pilastri su cui Qualcomm intende costruire la sua stabilità futura.
Per ora, però, il presente resta ancorato alle sorti dello smartphone, e la reazione nervosa dei mercati, che ha riportato il valore delle azioni attorno ai 134 dollari, dimostra quanto la strada verso la diversificazione sia ancora lunga e complessa.
