Al centro delle cronache recenti, proprio durante lo svolgimento dell’Australian Open, è finito WHOOP, un fitness tracker che si distingue nettamente dai concorrenti per la sua filosofia essenziale.
Privo di display e focalizzato esclusivamente sulla raccolta dati relativa a sforzo, recupero e prestazioni a lungo termine, questo strumento è diventato un alleato per molti atleti d’élite.
Tuttavia, la sua presenza discreta sotto i polsini dei campioni ha scatenato una controversia inaspettata, portando l’azienda a una risposta tanto provocatoria quanto ingegnosa.
Guai per WHOOP all’Australian Open, la curiosa risposta dell’azienda
L’incidente diplomatico si è verificato quando gli arbitri del prestigioso torneo australiano hanno chiesto a diversi top player, inclusi il numero uno al mondo Carlos Alcaraz e la campionessa Aryna Sabalenka, di rimuovere i loro dispositivi WHOOP, nonostante questi fossero celati sotto le fasce tergisudore.
La decisione ha colto di sorpresa l’ambiente, considerando che l’utilizzo di tali tracker è stato generalmente tollerato, se non esplicitamente permesso, nei precedenti tornei dei circuiti ATP e WTA.
La situazione appare paradossale se si considera la posizione della Federazione Internazionale di Tennis (ITF). Come sottolineato da Will Ahmed, fondatore e CEO di WHOOP, l’ITF ha approvato l’uso in gara di diverse versioni del dispositivo (dalla 3.0 alla MG), con l’unica clausola di disattivare il feedback aptico.
Tale approvazione è stata confermata recentemente, nel dicembre 2025, stabilendo che lo strumento non comporta rischi per la sicurezza. Tuttavia, i tornei del Grande Slam, pur essendo parte dell’ITF, mantengono un grado di indipendenza operativa che consente loro di stabilire regole specifiche, creando così una zona grigia normativa che ha portato all’attuale divieto.
La risposta provocatoria: dal polso alla biancheria
Di fronte all’impossibilità per gli atleti di indossare il tracker al polso, la reazione del team di marketing di WHOOP è stata rapida e decisamente non convenzionale.
Will Ahmed ha rivelato pubblicamente di aver inviato a tutti i tennisti impegnati a Melbourne la collezione WHOOP Body. Si tratta di una linea di abbigliamento tecnico e biancheria intima progettata con appositi alloggiamenti per inserire il sensore, permettendo così il monitoraggio dei parametri vitali da punti del corpo alternativi al polso, come il fianco o la zona lombare.
Questa mossa, sebbene geniale dal punto di vista mediatico, solleva dubbi sulla sua effettiva applicabilità in campo come scappatoia legale.
La “WHOOP Body collection” non è un dispositivo a sé stante, ma un supporto per il tracker stesso. Se il regolamento del torneo proibisce l’oggetto in sé, nasconderlo all’interno della biancheria intima non ne legittima automaticamente l’utilizzo.
Al contrario, gli atleti che dovessero tentare questa strada rischierebbero sanzioni disciplinari qualora venissero scoperti a indossare un dispositivo non autorizzato, indipendentemente dalla sua collocazione anatomica.
