Mentre Samsung si prepara al suo primo evento Galaxy Unpacked dell’anno, l’attenzione del mondo tecnologico è inevitabilmente catturata dalle prime fughe di notizie riguardanti l’Exynos 2600.
Questo chipset rappresenta un punto di svolta strategico per il colosso sudcoreano, essendo il primo a essere prodotto in massa con il processo a 2nm GAA (Gate-All-Around).
Integrato nel SoC che equipaggerà alcuni modelli di Samsung Galaxy S26 troviamo la GPU Xclipse 960, la prima a sfruttare una versione personalizzata dell’architettura RDNA 4 di AMD. E le prime indicazioni sulle prestazioni sono a dir poco sorprendenti.
Un confronto inaspettato: Exynos 2600 (smartphone) vs Snapdragon X Elite (laptop)
I recenti test emersi su Geekbench 6, focalizzati sulle API OpenCL, hanno rivelato uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza.
Exynos 2600, un chip destinato agli smartphone, ha fatto registrare un punteggio di 24.964, superando nettamente lo Snapdragon X Elite, che si ferma a 20.492 punti nello stesso test.
Per dare un contesto, lo Snapdragon X Elite non è un processore per telefoni, ma il SoC di punta di Qualcomm per laptop della scorsa generazione, progettato per competere direttamente con i processori Apple della serie M (come M3 e M4) nei notebook Windows on ARM.
Vedere un processore mobile superare, con un margine del 21,8% in OpenCL, un chip nato per alimentare computer portatili, è un segnale inequivocabile della potenza bruta che l’architettura RDNA 4 è in grado di sprigionare.
Occhio ai confronti inesatti, non ha senso correre
È doveroso mantenere un approccio equilibrato quando si analizzano questi numeri. Sebbene l’Exynos 2600 domini in OpenCL, il quadro sembra cambiare quando si guarda alle API Vulkan, dove lo Snapdragon X Elite (testato dalla fonte in modalità “Bilanciata” su un Galaxy Book4 Edge) segna un punteggio di 28.934.
Tuttavia, confrontare i risultati OpenCL dell’Exynos con i risultati Vulkan dello Snapdragon sarebbe un errore metodologico, un classico caso di confronto tra “mele e arance”.
Al momento, in assenza di risultati Vulkan consolidati e definitivi per l’Exynos 2600, l’unico terreno di scontro equo rimane OpenCL. E in questo ambito specifico, la vittoria di Samsung è netta.
Questo dato è particolarmente promettente se consideriamo che il Galaxy S26+ (modello SM-S947N, avvistato come probabile piattaforma di test per il mercato coreano) sta già mostrando questi muscoli settimane prima del debutto ufficiale della serie.
Heat Pass Block: la soluzione al tallone d’Achille degli Exynos?
Nonostante l’entusiasmo per i numeri grezzi, la storia della linea Exynos è costellata di problemi di surriscaldamento e throttling termico. Samsung sembra però aver imparato la lezione. Per domare la potenza dell’Exynos 2600, l’azienda introdurrà la tecnologia Heat Pass Block (HPB).
Secondo quanto riferito da dirigenti dell’azienda e confermato da fonti del settore, l’HPB funge da vero e proprio dissipatore di calore integrato, capace di ridurre le temperature fino al 30%. Questa novità non è solo un vezzo ingegneristico, ma una necessità per garantire che le frequenze di clock elevate della nuova GPU Xclipse possano essere sostenute nel tempo senza cali di prestazioni.
L’interesse verso questa soluzione è tale che, secondo indiscrezioni provenienti da Weibo, anche altri produttori di chipset stanno valutando tecnologie simili.
Se Exynos 2600 riuscirà a mantenere queste promesse prestazionali senza “scottarsi”, il Galaxy S26 potrebbe segnare il definitivo ritorno di Samsung nell’olimpo dei semiconduttori, offrendo una potenza grafica tascabile in grado di rivaleggiare con i laptop recenti.
