“Se la Cina invade Taiwan, bombarderemo TSMC”: le dichiarazioni shock degli USA

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Secondo l’intelligence americana, l’invasione cinese di Taiwan significherebbe perdite fino a 1 trilione di dollari all’anno per l’economia mondiale. Del perché la Cina voglia mettere mani sull’isola vi ho già parlato in passato, ed è un argomento su cui siamo tornati più volte da quando le tensioni fra USA e Cina sono salite nella guerra tecnologica che le vede contrapposte. Da quando Huawei è finita vittima del ban americano, sempre più compagnie tech cinesi hanno subito la scure degli USA, vedendosi tagliate fuori dall’industria dei semiconduttori che tanto si basa su tecnologie di derivazione americana. In un contesto così teso, non aiutano le dichiarazioni di un rappresentante del governo Biden, che ha parlato della possibilità di bombardare TSMC qualora la Cina invadesse Taiwan.

Sale la tensione fra USA e Cina, e Taiwan parla delle conseguenze belliche per TSMC

Tutto parte il 2 maggio, quando alla tavola rotonda della 2023 Global Conference del Milken Institute sul tema della concorrenza fra USA e Cina interviene Seth Moulton, membro del partito Democratico nella Camera dei Rappresentanti. Alle domande sulle strategie che gli Stati Uniti stanno mettendo in atto per disincentivare la filiera dei semiconduttori della Cina, rispose così: “una delle idee che sono emerse fuori parlando di deterrenza è rendere molto chiaro alla Cina che se invadi Taiwan, faremo saltare in aria TSMC“, aggiungendo che “non è ​​necessariamente la migliore strategia, ma è un esempio“. Al suo intervento è subito seguito quello di Michèle Flournoy, sempre del Partito Democratico nonché ex vicesegretario alla difesa, che l’ha bollata come “una terribile idea“, anche perché comporterebbe enormi perdite economiche per l’economia globale.

La clip è subito andata virale su Twitter e sui media asiatici, dove in molti si sono mossi per protestare contro la portata di affermazioni del genere da parte di un membro del governo americano. Seth Moulton ha successivamente risposto alle critiche affermando di essere stato volutamente frainteso e che la sua fosse solamente un’ipotesi. Alle dichiarazioni ha risposto anche Chiu Kuo-cheng, ministro della difesa di Taiwan, affermando che l’esercito taiwanese non tollererà la distruzione di alcuna struttura, indipendentemente da chi attacchi.

Sulle tensioni fra USA e Cina si è già espressa più volte in passato, anche spiegando perché la Cina non avrebbe alcun vantaggio nell’invaderla. Qualora l’invasione portasse la Cina a mettere le mani sugli impianti di TSMC, non sarebbero in grado di farli funzionare e ottenerne un vantaggio tecnologico proprio perché se funzionano è grazie alla cooperazione globale con compagnie asiatiche, americane ed europee. Invadere Taiwan per avere TSMC sarebbe quindi controproducente per le aziende cinesi, che rischierebbe di ritrovarsi senza quei chip di ultimissima generazione di cui tanto hanno bisogno per operare competitivamente. Nel mentre, gli Stati Uniti investono decine di miliardi per portare le più avanzate fabbriche TSMC e Samsung sul suolo americano, una mossa che potrebbe metterla parzialmente al riparo qualora gli impianti taiwanesi venissero compromessi. Aleggia anche l’ipotesi del primo impianto di TSMC in Europa così come di Intel, una partita in cui l’Italia però potrebbe essere finita in panchina.

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