Digital Markets Act in vigore dalla prossima primavera: cosa cambierà per Amazon, Apple e Google?

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Il Digital Markets Act potrebbe entrare in vigore a partire dalla prossima primavera: cos’è, a cosa serve e cosa cambierà per Amazon, Apple, Google e gli altri colossi tech? Facciamo il punto della situazione sull’annuncio di Margrethe Vestager, vice-presidente della Commissione europea, tenuto nel corso della conferenza International Competition Network.

Il Digital Markets Act cambierà tutto: cos’è e come funziona. Guai in vista per Amazon, Apple e Google?

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Proviamo quindi a rispondere alle domande più importanti: cos’è, come funziona e quali saranno le conseguenze del Digital Markets Act (DMA). Con la futura entrata in vigore del DMA si cerca di garantire un più elevato livello di concorrenza nei mercati digitali europei, evitando che grandi aziende possano abusare del proprio potere di mercato e permettere – in questo modo – l’ingresso di nuovi attori nel settore. Il DMA copre otto diversi settori, conosciuti come Core Platforms Services (CPS) e includono: motori di ricercaservizi di intermediazione online come l’AppStore di Apple e il Google Play Store, i social network, le piattaforme di condivisione video, quelle di comunicazione, i servizi pubblicitari, i sistemi operativi e i servizi cloud.

“Il Digital Markets Act entrerà in vigore entro la primavera del prossimo anno e l’intera Commissione si sta preparando ad applicarne le regole non appena giungeranno le prime segnalazioni“, ha riferito la vice-presidente della Commissione europea Margrethe Vestager durante il suo discorso all’International Competition Network.

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La Vestager suggerisce che la Commissione sarà pronta ad agire contro qualsiasi violazione compiuta dai “gatekeeper“, ovvero quelle aziende che hanno una capitalizzazione di mercato di oltre 75 miliardi di euro e possiedono una piattaforma Social o un’app con almeno 45 milioni di utenti attivi ogni mese. Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft potrebbero essere i principali soggetti dell’Atto, ma non gli unici.

La violazione del Digital Markets Act da parte dell’azienda comporterà multe fino al 10% del suo fatturato mondiale, che potrebbe aumentare fino al 20% in caso di infrazioni ripetute. In caso di violazioni sistematiche, la Commissione potrebbe stabilire il divieto di acquisto di altre società per un certo periodo di tempo.

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“Il Digital Markets Act pone fine al predominio sempre crescente dei Big Tech. D’ora in poi, queste aziende dovranno dimostrare che consentono anche una concorrenza leale su Internet. Il nuove regole contribuiranno a far rispettare questo principio di base. L’Europa garantisce così più concorrenza, più innovazione e più scelta per gli utenti”, ha commentato Andreas Schwab, relatore della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento.

L’attuazione del DMA potrebbe comportare l’interruzione dei modelli di business adottati dai gatekeeper. Un esempio? Apple potrebbe permettere ai suoi utenti di scaricare applicazioni da terze parti, anche se per Tim Cook ciò potrebbe minare seriamente la sicurezza di un iPhone.

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